Le principali sfide nella gestione delle risorse umane

Intervista a Nicoletta Fiorese – Founder dello Studio Fiorese

“Portatemi via la mia gente e lasciatemi le aziende vuote e presto l’erba crescerà sul pavimento dei reparti. Portatemi via le aziende e lasciatemi le persone con cui lavoro e presto avrò aziende migliori di prima”.  Andrew Carnegie.

Lo leggiamo ovunque e non c’è niente di più vero: le aziende le fanno le persone. Una buona gestione del personale è quindi condizione necessaria per il successo di ogni azienda.

La pandemia (e le successive trasformazioni) ha portato non poco scompenso nel mondo del lavoro, infatti da un lato abbiamo visto le aziende dover improvvisamente ridefinire tempi e spazi di lavoro, ruoli professionali, competenze e momenti di formazione, dall’altro i dipendenti che iniziavano ad avanzare richieste nuove. È spettato quindi ai team di Gestione risorse umane trovare nel tempo nuove armonie, ed è proprio di Gestione del personale che parleremo oggi con Nicoletta Fiorese, che si occupa da oltre trent’anni di consulenza del lavoro.

Quali sono le sfide che questo 2024 lancia a chi si occupa di Gestione del personale?

Credo che alle consuete sfide che da sempre si presentano negli ultimi anni se ne siano aggiunte un paio, nello specifico è diventato importante saper garantire al dipendente un equilibrio tra vita privata e vita lavorativa e iniziare a prendere confidenza con le nuove modalità di lavoro da remoto, anche se io preferisco parlare di lavoro ibrido perché è vero che le richieste dei dipendenti di avere la possibilità di lavorare da remoto si sono moltiplicate negli ultimi anni, ma credo con convinzione che il confronto tra colleghi e il lavoro in team sia fondamentale per portare a termine al meglio gli obiettivi che ci si è prefissati. Quindi si tratterà, come sempre, di trovare un bilanciamento tra il lavoro in presenza e lo smartworking e poi di cercare di mantenerlo. Cosa, questa, non da poco.

Bilanciamento che sempre di più si sta ricercando anche tra sfera lavorativa e sfera privata, dicevamo.

Ecco, in questo senso lo smartworking potrebbe essere una soluzione. I periodi di lockdown hanno risvegliato le coscienze e in molti si sono resi conto di voler dedicare più tempo alla propria vita extra lavorativa. Poter garantire un equilibrio di questo tipo ci può aiutare a non perdere i nostri dipendenti, oltre che ad attrarne di nuovi, che è forse la più grande sfida che affronta chi gestisce le risorse umane.

Attrarre e trattenere nuovi talenti, quindi, è determinante per la salute dell’impresa.

Sì, è essenziale riuscire a trovare la persona giusta per un certo ruolo, ma prima di questo occorre saper riconoscere il lavoratore di talento, e una volta riconosciuto “farlo durare e dargli spazio”, se vogliamo citare Calvino.

L’engagement dei dipendenti, quindi, può essere una strategia per una buona gestione del personale?

Ognuno di noi ha bisogno di appartenere. Se trasmettiamo ai nostri dipendenti un senso di appartenenza all’azienda magari coinvolgendoli in diverse attività, offrendo loro prospettive di crescita e di carriera, dando loro fiducia e valorizzandone l’impegno, ecco che difficilmente li perderemo. Per mia esperienza, poi, serve lanciare sempre uno sguardo attento anche alle relazioni che questi intrecciano tra loro.

E in che modo prendersi cura delle relazioni intra dipendenti può fare la differenza?

Ci dà modo di saper intervenire tempestivamente nella risoluzione di eventuali controversie quando lo riteniamo necessario, prima che i rapporti degenerino e che questo ricada poi sull’equilibro dell’impresa.

Pensa che con l’avanzare dell’AI ci si potrà, in futuro, dimenticare di questa centralità delle persone e delle relazioni all’interno delle imprese?

Al contrario, credo che più la tecnologia avanza, più la persona sia una risorsa fondamentale in ogni attività. Se proviamo ad allargare per un attimo la prospettiva, infatti, ci accorgiamo che senza persone non solo non c’è l’impresa: senza persone non c’è niente.

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