Se hai tra i 25 e i 35 anni stai vivendo nell’era del Job Hopping.
Si tratta di un trend comune tra i millenial, un fenomeno caratterizzato dal frequente cambio di lavoro, addirittura, in alcuni casi, ogni anno, allontanandosi completamente dalla definizione di lavoro stabile e duraturo.
Le ragioni di questo cambiamento sono comuni: il desiderio di avere una retribuzione più soddisfacente, aprirsi nuove possibilità di carriera e un generale desiderio di cambiamento, di crescita. Persino la speranza che, intraprendendo un nuovo percorso professionale, si riducano le condizioni di stress e si possa ricominciare con uno spirito rinnovato.
Perché si verifica il Job Hopping?
La causa è multifattoriale ed è da ricercarsi nella ricerca, da parte delle persone, di aziende che abbiano a cuore il benessere dei dipendenti. Questo si riflette nella ricerca di politiche che garantiscono flessibilità e dunque equilibrio tra vita privata e lavoro (WLB – Work-Life-Balance) e possibilità di lavorare in smart working. Ulteriore aspetto è la valorizzazione del proprio lavoro attraverso la possibilità di ottenere concrete opportunità di carriera. Inoltre, un aspetto di cui tenere conto è quello etico, ovvero la ricerca di ambienti di lavoro caratterizzati da valori e interessi in cui la persona può rispecchiarsi e di cui può farsi portatrice.
In parte, però, è possibile che il Job Hopping sia frutto del contesto storico attuale, che coincide con condizioni socioeconomiche legate a crisi e precarietà. Sicuramente, però, a incidere allo sviluppo di questo fenomeno è stato l’avvento delle tecnologie digitali che hanno facilitato “il passaparola”: ormai non è più necessario stampare milioni di cv e girare porta a porta per le aziende. Spesso oggi, basta solo cliccare un tasto per mandare la propria candidatura.
Quali sono gli aspetti negativi ?
Fino a qualche anno fa il cambio frequente di lavoro rappresentava una macchia sul curriculum, qualcosa valutato negativamente da parte dei recruiter.
La tendenza del job hopping sta trasformando la concezione, che varie esperienze siano per forza sinonimo di inaffidabilità o mancanza di serietà e professionalità.
Cambiare spesso può essere interpretato come mancanza di affezione all’azienda e al ruolo ricoperto e quindi risultare un alert negativo per i recruiter. Inoltre, potrebbe essere sintomo di difficoltà da parte della persona d’adattarsi all’ambiente di lavoro.
A questo va aggiunto che rimanere poco in un’azienda non permette alla stessa d’investire sulla persona.
Infine, cambiare spesso lavoro rende frammentaria l’esperienza e non dà il tempo alla persona di sviluppare una conoscenza approfondita su un dato mercato.
Come evitarlo?
In che modo è possibile evitare che i lavoratori scappino e si debba ricominciare da capo tra selezione e formazione, ogni due anni? Innanzitutto, partendo dalla valorizzazione dei lavoratori. I talenti che sono già attivi all’interno dell’azienda hanno bisogno di essere messi nelle condizioni migliori. Così da non dover per forza trovare come irresistibile l’impulso a cercare un nuovo impiego con potenzialità di crescita maggiori.
Evitare che si manifesti con troppa costanza il Job Hopping non è un’operazione che deve essere applicata solo con i dipendenti già inseriti. Se è vero che prevenire è meglio che curare, lo è altrettanto mettere in chiaro tutti gli aspetti più salienti proprio in fase di colloquio. Essere trasparenti sulle possibili prospettive.
La ricerca del lavoro platonico è infinita. Da un lato è chiaro che questa perenne aspirazione verso nuovi obiettivi, può essere di per sé positiva, però non sempre una crescita professionale avviene solo se si cambia di continuo. Questa attività può portare anche a esiti meno positivi, anche agli occhi dei recruiter e delle possibili future aziende. La scelta di fare Job Hopping e la relativa frequenza dovrebbe essere sempre fatta in modo oculato.
Resta però sempre attiva la sfida che aziende e team HR si trovano ad affrontare ultimamente: attrarre e trattenere giovani talenti, garantendo loro equilibrio tra lavoro e vita personale.


