Filling italian tax form process with pen and euro money bills close up. Tax paying period and deadline

730/2025: 3 consigli pratici per affrontarlo senza stress (e ottenere prima il rimborso)

Il modello 730 è la dichiarazione dei redditi più utilizzata dai lavoratori dipendenti e pensionati. Anche se la scadenza è fissata al 30 settembre, molti tendono a rimandare e ritrovarsi poi all’ultimo minuto con dubbi, errori o rimborsi in ritardo.

Per affrontarlo con più serenità (e magari con qualche euro in più in tasca), ecco 3 consigli semplici ma fondamentali.

 

  1. Non fidarti ciecamente del precompilato
    Il 730 precompilato è una comodità, ma non è sempre completo. Spese mediche, detrazioni per i figli, interessi sul mutuo, bonus casa: sono dati che a volte mancano o risultano parziali. È fondamentale dunque controllare con attenzione per non rischiare di pagare più del dovuto o, peggio, perdere detrazioni importanti.
  2. Prepara i documenti giusti in anticipo
    Sembra scontato, ma partire con tutto il necessario sottomano fa davvero la differenza.
    Scontrini parlanti, ricevute mediche, certificazioni uniche, spese scolastiche, affitti, bonifici per lavori agevolati: averli già pronti ti fa risparmiare tempo e ti protegge in caso di controlli futuri.
  3. Valuta se ti conviene fare da solo
    Il fai-da-te funziona… fino a un certo punto. Se hai più fonti di reddito, figli a carico con lavori saltuari, affitti brevi o detrazioni particolari, il supporto di un professionista ti permette di evitare errori e di recuperare cifre che altrimenti resterebbero allo Stato.
    Spesso l’investimento per una consulenza professionale si ripaga da solo.

Un ultimo consiglio?
Prima si fa, prima arriva il rimborso. In molti casi direttamente in busta paga o con la pensione. Un rimborso che arriva prima dell’estate… fa sempre piacere.

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Project Management

Project Management: metodologie per guidare il valore e il successo delle attività di progetto

Il project management è un elemento cruciale per il successo di qualsiasi progetto. Le metodologie di project management forniscono un quadro strutturato per la pianificazione, l’esecuzione e il controllo delle attività, consentendo ai team di lavorare in modo efficiente e di raggiungere gli obiettivi stabiliti.

Project Management: quali sono i vantaggi?

Secondo uno studio del Project Management Institute (PMI):

  • l’89% delle organizzazioni adotta una forma di metodologia di project management per guidare i loro progetti;
  • il 71% delle organizzazioni affermano di utilizzarla o di averla adottata in modo significativo;
  • il 49% delle organizzazioni utilizza ancora la metodologia waterfall, soprattutto in settori come l’ingegneria e la costruzione.

Sempre secondo il PMI, le organizzazioni che utilizzano le metodologie di project management riportano una maggiore probabilità di raggiungere i propri obiettivi di progetto, rispetto a quelle che non le utilizzano.

Le metodologie di project management sono correlate a una maggiore efficienza e a una migliore gestione del tempo. Uno studio di PwC, una delle Big Four della consulenza a livello mondiale, ha rilevato che il 75% dei progetti, realizzati secondo metodologie di project management, ha rispettato i tempi previsti, rispetto al 56% dei progetti senza tali metodologie.

Inoltre, – e non è di poco conto – i progetti completati utilizzando una metodologia di project management hanno una probabilità del 17% in più di superare le aspettative di profitto, rispetto ai progetti non gestiti in modo strutturato.

Un ultimo parametro di misurazione può essere l’indice ROI (Return On Investment) del progetto: l’impiego delle metodologie di project management è, infatti, correlato a un maggiore ritorno sull’investimento. In particolare, sempre secondo il PMI, ogni dollaro investito in project management genera un valore aggiunto di 6,8 dollari.

Ma quali sono le metodologie di Project Management da poter utilizzare?

In letteratura, esistono molteplici tipologie di metodologie di project management, quali ad esempio Waterfall, Agile, SCRUM, SAFe e Kanban, solo per citarne alcune.

Di conseguenza, la scelta della metodologia da adottare diventa rilevante per il successo del progetto. Tale scelta dipende:

  • dalle caratteristiche del progetto;
  • dalle esigenze del team;
  • dalle preferenze dell’organizzazione.

In effetti, alcune metodologie si adattano meglio a progetti con requisiti ben definiti, mentre altre si concentrano sulla flessibilità e sulla capacità di adattamento ai cambiamenti. La comprensione delle diverse metodologie e la capacità di adattarle alle proprie esigenze può fare la differenza tra un progetto di successo e uno che fallisce.

In altri termini, investire tempo nella scelta e nell’implementazione della metodologia di project management giusta può portare a risultati positivi e allo sviluppo di competenze nel team, favorendo quindi lo sviluppo dei progetti, dell’azienda e delle persone che la compongono.

Taglio cuneo fiscale

Taglio del cuneo fiscale: un reale sostegno all’impresa?

Il 1° maggio 2023 è stato approvato dal Consiglio dei Ministri il Decreto Lavoro, che taglierà di 4 punti percentuali il cuneo fiscale. In termini semplici, il cuneo fiscale è la differenza tra lo stipendio lordo, versato dal datore di lavoro, e la cifra netta percepita dal dipendente in busta paga. Nello specifico, questo taglio andrà ad aggiungersi a quello già effettuato tramite la Legge di Bilancio per i redditi inferiori ai 35mila euro annui.

Presentato come sostegno tangibile contro l’aumento del costo della vita, -parole del ministro Giorgetti- il Decreto Lavoro si pone l’obiettivo di fronteggiare l’annoso problema dell’inadeguatezza salariale italiana. L’idea alla base non è una novità: adeguare gli stipendi al costo della vita permetterà di aumentare i consumi della popolazione, creando più mercato per le imprese.

Ma un minore ammontare di trattenute in busta paga rappresenta una vera soluzione al problema?

Cosa cambia in busta paga?

Questa misura, valida da luglio a dicembre 2023, permetterà di appesantire le buste paga dei lavoratori con retribuzione lorda annua fino a 35mila euro. Più nel dettaglio:

  • per retribuzioni fino a 25mila euro lo sconto percentuale salirà al 7 percento, contro il precedente taglio di 3 punti;
  • per la fascia compresa tra i 25 e i 35mila, invece, il taglio percentuale arriverà al 6 percento, dai 2 punti di cui già godeva.

Stando alle elaborazioni dello studio De Fusco Labour & Legal, questi tagli si tradurranno in un aumento di 96 euro al mese circa per un reddito di 25mila euro e di circa 99 euro per un reddito di 35mila euro.

La situazione italiana

In base al rapporto Taxing Wages reso noto dall’Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), nel 2021 il cuneo fiscale in Italia è stato del 46,5%, al quinto posto della classifica. In testa, il Belgio (52,6%), seguito da Germania (48,1%), Austria (47,8%) e Francia (47%).

Ciò nonostante, dall’elaborazione Openpolis sui dati Ocse, la variazione dello stipendio medio in base all’inflazione nel decennio 1990-2020 si è attestata ad un 25,5% per il Belgio, 33,7% per la Germania, 24,9% per l’Austria e un 31,1% per la Francia, contro lo scoraggiante primato italiano che segna un peggioramento del -2,9%. Questo implica che gli stipendi in Italia, a differenza di quanto accaduto negli altri Paesi con elevata pressione fiscale, non sono stati adeguati all’inflazione degli ultimi vent’anni. È, quindi, evidente come l’erosione del potere d’acquisto nel nostro caso sia multifattoriale.

Vi è poi un’ulteriore considerazione da fare: nel caso in cui l’Italia dovesse ridurre il debito pubblico dello 0,85% del Pil, così come previsto, per il governo sarebbe a dir poco difficile riuscire a reperire finanziamenti per un nuovo taglio del cuneo fiscale nel 2024. È, perciò, chiaro come questo genere di misura vada interpretata in un’ottica di temporaneità, più che come un’effettiva soluzione a medio-lungo raggio.

Il vero motivo per cui gli stipendi sono così bassi

Sempre dati Ocse alla mano, è possibile notare che la produttività generale dei fattori (manodopera, capitali, ecc.) è praticamente la stessa dal 1985 in Italia; eccezion fatta per il biennio 2020-21, dove la statistica è stata pesantemente influenzata dalla pandemia e dal lockdown.

In un contesto di scarsa produttività, le uniche due strategie per poter rimanere competitivi a livello internazionale consistono nel mantenere una bassa retribuzione, oppure applicare politiche economiche che vadano ad aumentare il debito pubblico per compensare la svalutazione del tasso di cambio. Da queste valutazioni, emerge il fatto che il vero nocciolo della questione non è tanto nella tassazione del lavoro, quanto nella mancata crescita economica del paese.

Certo, una delle cause di questo è dovuta all’elevata tassazione e alla difficoltà di accedere al credito (e il rapporto della Banca Mondiale, Doing Business, lo conferma), ma il Centro Studi Fondazione Ergo sottolinea come siano da prendere in considerazione anche la tendenza diffusa nel tessuto produttivo italiano a:

  • Non investire in innovazione;
  • Effettuare produzioni a basso contenuto tecnologico;
  • Non investire abbastanza nella formazione dei lavoratori (con conseguente disallineamento tra domanda e offerta di lavoro);
  • Non preparare adeguatamente i manager e gli imprenditori stessi.

Inoltre, secondo un ulteriore studio basato sulle statistiche Eurostat 2019-2021, oltre alle cause precedentemente nominate, a incidere sul valore del salario medio italiano, si aggiunge:

  • Una forte discontinuità lavorativa (ricorso eccessivo a contratti di lavoro non standard);
  • Una crescente presenza di qualifiche più basse (scarse quote di dirigenti, professioni intellettuali e scientifiche).

Conclusioni

Andando ad analizzare le cause del ristagno economico italiano, emerge quindi come il cuneo fiscale elevato sia solamente parte di una situazione più complessa e sfaccettata. In definitiva, riteniamo che il futuro dell’impresa italiana, più che fare affidamento su “soluzioni tampone”, come possono essere quella del taglio al cuneo fiscale, debba puntare a una strategia lungimirante, che miri a tornare competitiva sul panorama europeo e internazionale, tramite interventi di riqualificazione del tessuto produttivo.

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Rottamazione-quater

Rottamazione-Quater: la proroga dei termini “secondo” il MEF

Nell’ambito della c.d. rottamazione-quater, una novità assai recente è intervenuta con il comunicato stampa n. 68 del 21 aprile 2023 scorso, da parte del MEF, che ridefinisce il termine per presentare la domanda di adesione alla procedura, rinviandolo dal 30 aprile al 30 giugno 2023.

Rottamazione-Quater, di cosa si tratta?

La L. n. 197/2022 (Legge di Bilancio 2023) ha introdotto, all’art. 1 co. 231-252 la c.d. “rottamazione-quater”, la nuova procedura di rottamazione delle cartelle di pagamento relative debiti tributari e contributivi contenute in carichi affidati all’agente della riscossione (ex Equitalia, ora Agenzia Entrate-Riscossione) dal 1° gennaio 2000 al 30 giugno 2022.

L’agevolazione per il contribuente consiste nello stralcio degli interessi, degli aggi e delle sanzioni amministrative; ciò comportando, sul piano pratico, che siano dovute unicamente le somme a titolo di capitale, nonché le spese di notifica della cartella e di rimborso spese per le eventuali procedure esecutive.

Chi può beneficiare della rottamazione?

La rottamazione è fruibile:

  • dai contribuenti che non hanno presentato domanda per le rottamazioni precedenti;
  • dai contribuenti che hanno aderito alle precedenti rottamazioni e che sono decaduti a seguito di mancato pagamento delle rate;
  • dai contribuenti che hanno fruito del c.d. “saldo e stralcio” degli omessi versamenti ex L. 145/2018 e che sono decaduti a seguito di mancato pagamento delle rate;
  • dai contribuenti che hanno in corso rate relative al c.d. “saldo e stralcio” e alle precedenti rottamazioni.

Le modalità operative per accedere alla definizione

Il beneficio è fruibile mediante la presentazione, da parte del contribuente, di una dichiarazione telematica (secondo le modalità indicate dall’agente della riscossione sul proprio sito internet) recante la volontà di aderire all’agevolazione rinunciando agli eventuali contenziosi pendenti relativi ai carichi che intende definire, con l’indicazione eventuale del numero delle rate, fino al massimo di 18, con cui intende effettuare il pagamento di quanto dovuto. Tale domanda deve essere presentata entro il 30 giugno 2023.

In un momento successivo, e comunque entro il 30 settembre 2023, l’agente della riscossione comunicherà al contribuente l’importo delle somme o delle rate da versare, con le relative scadenze (entro la stessa data dovrà essere comunicato l’eventuale diniego della richiesta avanzata, con evidenza delle motivazioni di rigetto della stessa – l’eventuale diniego potrà essere impugnato davanti al giudice tributario).

Dopodiché, al fine del perfezionamento della procedura, il pagamento dovrà essere tempestivo. Il mancato, tardivo o insufficiente versamento, infatti, che sia superiore a cinque giorni dell’unica rata ovvero di una di quelle in cui è stato dilazionato il pagamento delle somme comporta la decadenza dal beneficio in oggetto.

In base alle nuove scadenze, il pagamento della prima o unica rata ha come termine il 31 ottobre 2023, mentre la seconda rata, in base al calendario attuale e salvo eventuali modifiche future, ha scadenza il 30 novembre 2023. Sia la prima che la seconda rata dovranno essere pari, ciascuna, al 10% delle somme complessivamente dovute a titolo di definizione agevolata, mentre le restanti (16) rate saranno di pari importo e avranno scadenza il 28 febbraio, 31 marzo, 31 luglio e 30 novembre di ciascun anno.

I versamenti potranno avvenire mediante bollettini precompilati allegati alla comunicazione, tramite domiciliazione bancaria o presso gli uffici dell’agente della riscossione. È in ogni caso esclusa la compensazione.

La proroga dei termini e le nuove scadenze

Come anticipato sopra, il termine per la presentazione della domanda è stato ora rinviato al 30 giugno, “slitta” così di conseguenza al 30 settembre 2023 (invece che al 30 giugno) il termine entro il quale l’Agenzia delle Entrate-Riscossione è tenuta a comunicare al contribuente quanto dovuto ai fini del perfezionamento della definizione.

Il comunicato del MEF si conclude specificando che interverrà una nuova disposizione, la quale stabilirà che il termine per il pagamento della prima o unica rata, originariamente fissato al 31 luglio 2023, slitterà al 31 ottobre 2023.

Per richieste specifiche o approfondimenti relativi alla rottamazione, contattaci all’indirizzo bfaimpresa@bfamail.com.