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Tutti i dati per conoscere lo scenario digital e social del 2022

È fresco di pubblicazione il tanto atteso report di We are social, in collaborazione con Hootsuite, con una serie di dati aggiornati sull’utilizzo di Internet e di strumenti digital assolutamente da conoscere.

Quante persone nel mondo utilizzano i Social Media?
Quali sono quelli più usati?

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we are social – Digital 2022

Rispetto all’anno precedente, il numero di persone che utilizzano i social media è cresciuto oltre il 10%, raggiungendo i 4,62 miliardi di persone, circa il 58,4% della popolazione mondiale, oltre il 71% di quella italiana e il 93,4% degli utenti di Internet.

Alla domanda “quale piattaforma social preferisci”, al primo posto troviamo WhatsApp (15,7%), seguito da Instagram (14,8%) e Facebook (14,5%). Più indietro TikTok (4,3%), che risulta comunque l’app più scaricata nel 2021.

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Quanto tempo passiamo ogni giorno sui Social Media?
Per quale motivo?

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we are social – Digital 2022

Se guardiamo il tempo medio speso quotidianamente sui Social Media, l’Italia si attesta su circa 1 ora e 47 minuti.

A partire dal lockdown 2020, il tempo medio speso sulle piattaforme social è mano a mano cresciuto, attestandosi nel 2021 a 2 ore e 27 minuti al giorno, circa il 35% del tempo trascorso online.

La piattaforma dove si passa più tempo è YouTube, circa 24 ore al mese, seguito da Facebook e TikTok con 19,6 ore ciascuno.

Perché spendiamo così tanto tempo sui social?

Tra le motivazioni principali:

  1. Restare in contatto con parenti e amici
  2. “Riempire” il tempo libero
  3. Leggere novità
  4. Trovare contenuti
  5. Scoprire di cosa si parla intorno a noi

Come si comporta l’Advertising sui Social Media?

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we are social – Digital 2022

I social rappresentano decisamente ambienti fondamentali per raggiungere i consumatori.

L’audience Adv di gennaio 2022 su Facebook è di 2 miliardi e 100 milioni di persone, su TikTok si attesta a 885 milioni di persone ed infine quella su YouTube a 2 miliardi e 500 milioni.

Grazie all’advertising sui social, oltre 1 persona su 4 scopre nuovi brand, prodotti o servizi, un risultato non molto distante da quello della TV e dei motori di ricerca.

Oltre alla scoperta quasi 1 persona su 4 segue attivamente brand sui social e 1 su 8 tende a condividere contenuti dei brand che segue su base mensile.

In sintesi:

Facebook rimane la piattaforma più utilizzata al mondo con 2,91 miliardi di persone e con una crescita del 6,2% nell’ultimo anno (+170 milioni di utenti).

TikTok continua a crescere. Questa piattaforma rappresenta un vero e proprio punto di riferimento per i marketers durante la fase di sviluppo delle creatività per le campagne social.

E LinkedIn?

Ha vissuto un anno di grazia con un aumento nel numero di utenti registrati dell’11%. Crescita che porta il totale di utenti iscritti a oltre 808 milioni a gennaio 2022.

Dunque, come si devono comportare i brand?

Per i brand diventa fondamentale essere presenti su queste piattaforme comunicando non solo il proprio prodotto o servizio, ma soprattutto contenuti di valori che permettano di esaltare il brand nella sua essenza.

Diventa sempre più importante, inoltre, mettere al centro della propria strategia di comunicazione i clienti e i propri collaboratori, costruendo con loro una relazione di fidelizzazione ed empatia.

Gestione Aziendale zeropanicoPmi

Gestione aziendale: i principi base sono sempre gli stessi

Ogni tanto, andare a sfogliare vecchi testi ci aiuta a mettere in ordine le idee e a capire come migliorare il nostro intervento in azienda. 

Nel 1916 venne pubblicato il testo “Administration Industrielle et Générale” da parte di Henri Fayol che diede vita ad una nuova teoria sulla gestione dell’amministrazione aziendale: il “Fayolismo. La pubblicazione è giunta fino a noi accreditandosi come una delle fonti più autorevoli in tema di gestione aziendale in quanto ha introdotto dei concetti generali fondamentali.

Lo studioso parte dal presupposto che, a prescindere dalla tipologia dell’azienda, dalle sue dimensioni o del settore in cui opera, ci sono delle funzioni di base che devono essere esplicate per favorire la crescita del proprio business, e che rimangono invariate.

Indipendentemente dalla tipologia dell’attività, il requisito è che l’azienda sia affidata a un manager con precise capacità direzionali, basate su un insieme di skills e conoscenze di vario tipo, tra cui capacità tecniche e polivalenti. 

Per la prima volta per il manager vengono considerate necessarie qualità non solo direzionali, ma anche qualità solitamente richieste agli altri ruoli dell’azienda. In capo al manager devono cioè coesistere competenze che favoriscano un controllo per ogni fase della produzione aziendale e che allo stesso tempo abbiano una forte  incidenza nelle funzioni direttive.

Gestione aziendale: i principi base sono sempre gli stessi   Gestione Aziendale ZeropanicoPmi

L’obiettivo di Fayol è quello di individuare una teoria generale della direzione aziendale. L’autore infatti sostiene che le qualità manageriali non costituiscano doti innate, ma possano essere frutto di un apprendimento mirato e che quindi tali principi possano essere insegnati alle nuove generazioni.

Nel suo lavoro Fayol identificò cinque principali funzioni della gestione manageriale industriale, ancora oggi riconosciute:

1. Pianificazione e previsione: ragionare nell’ottica di ciò che sta per succedere e quindi di preparazione;

2. Organizzare: munire l’azienda ed i suoi dipendenti di tutto ciò che serve, dai materiali alle direttive;

3. Comandare: “trarre il maggior profitto possibile dagli elementi che compongono l’azienda e nel suo interesse”;

4. Coordinare: “mettere armonia in tutte le azioni di un’azienda in modo da facilitarne funzionamento e successo”;

5. Controllo: “verificare se tutto scorre conformemente al programma adottato, agli ordini dati e ai principi ammessi”.

Questi principi sono una sorta di guida di come un’azienda deve agire per raggiungere i suoi obiettivi, partendo dunque da una previsione per poi organizzare le attività, passando per il controllo della produzione e la giusta assegnazione dei compiti.

Fayol elabora anche quattordici Principi Generali di Amministrazione, che si configurano come una linea guida per i leader di ogni tipo di azienda:

• La divisione del lavoro

• L’autorità del leader

• La disciplina

• L’unità di comando

• L’unità di direzione

• La subordinazione dell’interesse individuale all’interesse generale

• La giusta remunerazione dello sforzo

• Il grado di centralizzazione o decentralizzazione

• La catena gerarchica

• L’ordine, materiale e sociale

• L’equità nel modo di trattare i dipendenti

• La stabilità del personale

• L’iniziativa

• Il senso dello spirito aziendale.

 

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Aspetti applicativi nel contesto odierno

Dopo tanti anni, l’evoluzione di tale teoria si può riassumere in 5 attività:

– Pianificare

– Organizzare

– Guidare

– Eseguire

– Controllare

Soprattutto, per rispondere alle sempre maggiori spinte organizzative in termini di velocità ed efficienza della struttura aziendale, occorre rivedere “come” le attività di cui sopra vanno concepite ed eseguite.

E così, la pianificazione deve essere molto diversa da quella che si faceva in passato.

La pianificazione non deve dettagliare tutte le azioni da intraprendere, ma deve essere sempre più selettiva e deve dare delle indicazioni di massima (indirizzi strategici, ovvero le azioni che non possono non essere intraprese per attuare la strategia globale).

L’organizzazione deve sempre più ricorrere a soluzioni organizzative molto diverse dalla burocrazia e dalle strutture funzionali. Può essere una soluzione una gestione per progetti (lavoro in team) o per processi. 

L’attività di guida richiederà in azienda la presenza di leader con tre caratteristiche principali: competenza, passione ed energia.

L’esecuzione: sono finiti i tempi del “tu fai che io ti guardo”: siamo entrati nell’era del management by example.

Il controllo deve essere sempre meno a consuntivo e sempre più sulle variabili predittive con un monitoraggio della direzione di marcia (dove siamo rispetto a dove volevamo essere). A maggior ragione se tali attività vengono svolte in sinergia tra loro da una struttura di tipo orizzontale, capace di valorizzare le risorse in campo e di ridurre i tempi di trasmissione delle informazioni anche non scritte. E questo, di fatto, introduce una nuova figura di manager più focalizzata all’insegnamento e all’orientamento che al comando. Il comando deve essere ripetitivo mentre l’insegnamento una volta passato diventa patrimonio aziendale e permette di rendere scalabile la struttura aziendale.

In un tale contesto occorre introdurre quindi un concetto di “facciamo insieme per imparare” e non di “fai come ti ho detto”.

In conclusione…

Di fatto, insieme all’insegnamento materiale passano una serie di informazioni che arricchiscono la risorsa aziendale di capacità sempre maggiori per affrontare sempre più efficacemente le problematiche nuove con reazioni più rapide.

Il risultato è la creazione di un importante valore intangibile che incide anche sulla valutazione dell’azienda stessa.

 

Vuoi approfondire il tema del miglioramento della gestione aziendale o conoscere casi applicativi simili a quelli del tuo settore ?

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Un imprenditore per ogni tempo o un manager per ogni momento dell’azienda? Parola d’ordine: Restartup

Al di là della bibliografia in materia di aziende, l’esperienza maturata al loro fianco mi ha portato sempre a valutare il “ciclo di vita dell’impresa” per comprendere a quale stadio appartenesse l’azienda in esame e inquadrarne il cosiddetto quadro clinico. 

Non basta, infatti, l’esame dei dati contabili di un’impresa per ricavare le informazioni utili a valutare la gravità dello stato clinico e gli eventuali interventi necessari per la cura.

Bisogna invece attuare un’azione di RESTARTUP

Perché le aziende decidono di affrontare questo tema solo quando si trovano a uno stato vicino al declino, dove spesso il punto di non ritorno è già stato ampiamente superato?

Un imprenditore per ogni tempo o un manager per ogni momento dell’azienda? Parola d'ordine: Restartup   Restartup2 zeropanicopmi 1

Da qui nasce la domanda del titolo dell’articolo: un imprenditore è idoneo a gestire in prima persona tutte le fasi della propria azienda?

Oggi più che mai il passato aziendale non è più un punto di riferimento o momento di vanto per l’imprenditore. Neanche i dati sono spesso più comparabili e lo scenario esterno è in continuo cambiamento.
L’imprenditore si trova a destreggiarsi quindi con azioni difensive piuttosto che di attacco. 

Un’azienda deve Restarttappare almeno ogni tre anni e ciò vuol dire che nel mentre si sta attuando il piano industriale occorre già iniziare a mettere le basi per il piano successivo. Ma cosa vuol dire questo?

Cerchiamo di capirlo andando ora ad analizzare sinteticamente le varie fasi del ciclo di vita aziendale, correlandole alle tipologie delle strutture organizzative.

Fasi del ciclo di vita aziendale

 

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Fase della nascita

La prima fase è quella della nascita. Nel momento in cui un’Impresa nasce:

  • si percepisce un alto livello di energia e di eccitazione e vi è un diffuso spirito di collaborazione e di integrazione tra gli individui. Ci si sente pionieri in un’avventura sfidante e questo genera gratificazione e appagamento sul lavoro. La flessibilità è massima. 
  • generalmente, non sono state ancora ben definite la vision, la mission, le strategie eppure lo spirito di identificazione nell’idea imprenditoriale è alto, tutti sono allineati con l’imprenditore nel conseguimento dei primi obiettivi e le motivazioni sono legate a questo target.
  • il clima aziendale è libero da pregiudizi, gelosie e preconcetti, tutti tendono a essere creativi e propositivi, le competenze non sono codificate, il livello di burocratizzazione è nullo, le gerarchie impercettibili. 
  • l’immagine dell’impresa verso il mondo esterno è in fase di costruzione. I rapporti con i clienti sono buoni, anche se spesso il prodotto offerto risente di una certa politica del trial and error; arrivano, infatti, alcuni reclami, ma l’organizzazione interna è fortemente orientata a recepirli, anzi a cercare di fidelizzare il cliente che reclama.

Fase dello sviluppo (che noi amiamo chiamare CRESCITA)

Nella fase dello sviluppo o della crescita, l’Impresa conosce un momento di forte espansione:

  • i clienti apprezzano i prodotti offerti, la reputazione dell’azienda fa sentire i collaboratori orgogliosi di lavorare per quell’impresa e l’organico incomincia a crescere per soddisfare la domanda; 
  • si raggiunge il punto di pareggio tra costi e ricavi e arrivano i primi utili. Il livello di energia e di eccitazione è ancora alto e c’è anche un diffuso senso di euforia per i risultati raggiunti.

L’impresa inizia a conoscere però anche alcuni aspetti negativi:

  • non è possibile, infatti, soddisfare le aspettative di tutti; alcuni pensano che l’azienda non riconosca pienamente gli sforzi e i sacrifici del periodo precedente e danno le dimissioni, passando, magari a un’azienda concorrente; 
  • si cominciano a osservare i primi schemi precostituiti per la soluzione dei problemi e si dà meno spazio a creatività e nuove proposte. 
  • si nota l’inizio di una certa formalizzazione nei rapporti interpersonali e vi è meno spontaneità, la conoscenza inizia a essere gerarchizzata.

Fase della maturità (che noi amiamo definire del CAMBIAMENTO)

Durante la fase della maturità del ciclo di vita aziendale si acquisiscono i massimi risultati economico-finanziari.
Il prodotto dell’impresa è, ormai, noto e affermato sul mercato, i clienti sono soddisfatti, l’impresa ha definito in dettaglio vision, mission e strategie di medio-lungo periodo.

I problemi emersi nella fase precedente, però, si sono acuiti e ne sono nati altri:

  • non si avvertono più l’energia e l’eccitazione delle fasi precedenti; alcuni collaboratori della fase pionieristica se ne sono andati e i nuovi assunti non hanno vissuto quel particolare momento; 
  • l’impresa va bene ed è diffusa l’idea che debba andare bene ancora per molto, ma le motivazioni e le ragioni di soddisfazione per i dipendenti vanno scemando; creatività e spirito di iniziativa hanno lasciato il posto all’esecuzione formale di compiti definiti; 
  • si nota un calo di tensione nella ricerca di nuovi mercati, nuovi prodotti e soluzioni innovative; l’organizzazione è più rigida e burocratica.
  • Man mano che l’Impresa inizia a diversificare i propri prodotti e i propri mercati di sbocco, si passa a un tipo di organizzazione funzionale, che si trasforma in organizzazione per progetto quando l’innovazione diviene un’attività fondamentale per l’azienda.
  • L’evoluzione verso l’organizzazione divisionale avviene quando l’azienda, per sopravvivere, deve diversificare su nuovi prodotti e su nuovi mercati, e l’intensificazione dell’innovazione porta a un incremento dei progetti di innovazione, portando l’azienda ad abbracciare la struttura a progetto a matrice.
Un imprenditore per ogni tempo o un manager per ogni momento dell’azienda? Parola d'ordine: Restartup   fasi gestione aziendale zeropanicopmi

Le fasi della gestione aziendale

Vi è una correlazione tra gli stadi di sviluppo dell’organizzazione e le fasi della gestione aziendale:

  • da uno stadio imprenditoriale, caratterizzato dalla creatività, si passa (dopo una crisi da “bisogno di leadership”) allo stadio di collettività, dove è importante la definizione di una direzione chiara per l’azienda; 
  • dopo una crisi da “bisogno di delega con controllo“, necessaria per affrontare la crescita di complessità dell’organizzazione, l’aggiunta di sistemi di controllo interni porta allo stadio della formalizzazione, e quindi all’appesantimento burocratico dell’azienda; l’ultimo porta alla crisi da “bisogno di gestire un’eccessiva burocrazia” e al conseguente stadio di elaborazione di soluzioni alternative, caratterizzato dallo sviluppo del lavoro di gruppo.
  • la crisi da “bisogno di rivitalizzazione” può portare allo snellimento organizzativo (al ritorno alla filosofia della piccola impresa), alla maturità portata avanti nel tempo grazie all’innovazione continua, o al triste declino, dove l’imprenditore continua ad operare tra la stanca indifferenza dei collaboratori. 

Fatte queste considerazioni, in base alle qualità intrinseche dell’imprenditore occorre capire quale di queste fasi è più vicina alla sua situazione.
Se, cioè, i segnali di crisi vengono individuati per tempo, si può pensare a una formazione manageriale ad hoc per l’imprenditore, altrimenti occorre pensare a figure esterne, consulenti e/o temporary manager che lo affianchino per affrontare in particolare le fasi della maturità/cambiamento.

In conclusione…

Il fattore tempo è determinante nella riuscita dei piani di rilancio così come la fiducia che si deve instaurare all’interno del team. Inoltre, gioca un ruolo chiave anche la capacità di trasferire alcuni concetti di visione e di indirizzo a tutto lo staff.

Infatti, vediamo che anche i grandi gruppi spesso cambiano il management di vertice delle proprie società perché in base all’analisi del momento storico e alle molteplici situazioni occorrono qualità e approcci diversi. 

Vuoi conoscere più da vicino il tema del Restartup e come potrebbe aiutare la tua azienda?

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L’Inbound Marketing è una strategia vincente?

Una buona strategia di marketing può aiutare davvero gli utenti a trovare quello di cui hanno bisogno senza essere bombardarti quotidianamente da pubblicità invasive?
La risposta è sì.
Come? Attraverso l’Inbound Marketing.

Cos’è l’Inbound Marketing?

L’Inbound Marketing è, per definizione, un approccio customer-centrico. Ovvero una strategia di marketing integrata, volta ad attirare i potenziali clienti creando contenuti di valore ed esperienze customizzate per loro.

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Quando e perché scegliere l’Inbound Marketing?

Il marketing tradizionale, noto anche come outbound marketing, punta ad una comunicazione mono-direzionale, tramite attività pubblicitarie di vario genere.
Questo approccio prevede che l’azienda e i suoi prodotti o servizi vengano spinti all’esterno verso un target molto ampio.
Questo metodo ha funzionato, ma ora, in questo periodo storico, ha un ritorno sull’investimento (ROI) molto basso e spesso finisce con l’irritare chi subisce la pubblicità invasiva.


L’inbound, invece, si concentra sulla creazione di contenuti di valore che possono interessare il potenziale cliente tanto da attirarlo nel tuo sito web, sulla pagina social o sulla landing page, ecc.
Con l’inbound non sei tu, azienda, ad andare dal potenziale cliente, ma è lui a cercare te.

L’Inbound Marketing è una strategia vincente?   inbound marketing chess rid

In questa metodologia è importante il contenuto?

La soluzione migliore per incuriosire ed attirare i potenziali clienti, senza l’utilizzo di pubblicità massiva e per fare in modo che conoscano e apprezzino il tuo brand, è quello di offrire contenuti di qualità creati appositamente per loro, che soddisfino i loro bisogni, le loro curiosità e che possano in qualche modo essere loro d’aiuto nelle problematiche quotidiane, senza la ricerca sfrenata di un ritorno economico immediato.

È un percorso grazie al quale si inizia a conoscere e a creare una relazione con le Personas.

L’azienda deve, quindi, creare, distribuire e condividere contenuti rilevanti e utili per i propri prospect, in modo da attrarre attenzione, suscitare interesse, costruire relazioni e, infine, stimolare azioni coerenti con i propri valori e obiettivi di business.

Quali sono i passaggi chiave dell’Inbound Marketing?

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I passaggi sono principalmente di 4: attirare, convertire, chiudere e deliziare.

Per ognuna di queste fasi sarà però necessario adattare i contenuti al contesto nel quale si trova il cliente.

1) Attirare

Conosci i bisogni delle tue Personas ed attirale.

Innanzitutto bisogna attrarre le persone giuste, ovvero quelle che hanno più probabilità di diventare contatti; in poche parole, le persone potenzialmente interessate al tuo prodotto o servizio.

Dato che quasi la totalità di utenti che naviga nel web fa ricerche online tramite Google, uno dei modi più rapidi per mettere in atto la metodologia di Inbound Marketing è essere presenti sui motori di ricerca, grazie agli strumenti che Google ci mette a disposizione, quali ad esempio Google Ads, che permette all’azienda di comparire tra i primi risultati a seconda delle parole chiave inserite e del contenuto della landing page che abbiamo impostato.

Lo step successivo: convertire.

2) Convertire

È importante adesso convertire i visitatori in contatti, garantendo loro risposte concrete e soluzioni in linea con i loro bisogni.

Il processo di conversione inizia sempre con una landing page, semplice e accattivante con al suo interno una call to action (CTA), ovvero una chiamata all’azione immediata, che permette ad esempio di poter scaricare gratuitamente un e-book, la demo di un prodotto/servizio e molto altro. Perché è importante raccogliere i dati degli utenti? Perché quanti più dati riesci a raccogliere dai tuoi contatti, tanto più potrai conoscerli e, quindi, coinvolgerli in futuro con i contenuti giusti per loro.

3) Chiudere

Si tratta forse della fase più importante, che in concreto porta un ritorno in termini economici a chi sviluppa la strategia di marketing e comunicazione.

In questa fase chi offre un prodotto o un servizio dovrebbe già avere un’idea chiara delle necessità e degli obiettivi dei potenziali clienti.  Non tutte le persone, infatti, nel momento in cui convertono, sono subito pronte all’acquisto: alcune di loro potrebbero esserlo dopo una settimana, un mese o addirittura un anno. Conseguentemente ci può volere un po’ di tempo affinché dalla fase di conversione si possa passare alla fase di chiusura.

È importante creare un rapporto diretto e duraturo con i potenziali prospect, affinché non si dimentichino del prodotto/servizio, continuando ad interagire con i contenuti di valore pubblicati in modo tale da aumentare il numero di clienti e diminuire i tempi decisionali di acquisto.

4) Deliziare

Il metodo Inbound Marketing non termina con la fase 3.

Risulta fondamentale deliziare i clienti, dando loro un’esperienza utente di valore e rilevante che li incoraggi a diventare dei veri e propri promotori del brand. L’obiettivo di questo nuovo modo di fare marketing, infatti, non è solo quello di convertire i clienti finali, ma ha anche la volontà di mantenere i clienti soddisfatti, offrire informazioni che possano essere utili, prendersi cura di tutti quei contatti raccolti che, anche se magari non diventeranno mai clienti, saranno predisposti positivamente nei confronti dell’azienda, diventando comunque un mezzo di diffusione per la stessa.

È molto più facile vendere qualcos’altro a chi è già tuo cliente, piuttosto che trovarne uno nuovo.

Strumenti e tecniche dell’Inbound Marketing

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L’Inbound Marketing è una metodologia che raggruppa strumenti e tecniche del web marketing (sito web, blog, social media, SEO, adwords, adv, landing page…) con l’obiettivo di portare più visitatori, convertirli in contatti del database, segmentarli in base alle interazioni con i contenuti che vengono presentati nel sito, nei social network e nelle newsletter, per coltivare la relazione (lead nurturing) e trasformarli in clienti prima, influenzatori naturali poi. Questa metodologia permette di coprire ogni passaggio che conduce a trasformare un estraneo in potenziale cliente e, successivamente, in fan della tua azienda.

Per ciascuna delle fasi esistono strumenti diversi, specifici e adatti per ogni necessità. Blog, podcast, video, e-book, newsletter, tecniche di ottimizzazione per i motori di ricerca (tra tutti SEO e SEM), attività di social media e content marketing.

La chiave per riuscire ad attuare una strategia vincente non è quella di limitarsi ad attuare le tecniche elencate in precedenza, ma di coordinarle tra loro, con l’obiettivo ultimo di instaurare relazioni durature con i clienti.

In conclusione…

In questa società, sempre più veloce, dove il web e i canali social influenzano le nostre decisioni quotidiane, i consumatori sono esposti a sempre più informazioni. Questo fenomeno li sta rendendo più istruiti sui prodotti e servizi di loro interesse e sta cambiando anche il loro comportamento di acquisto. Conseguentemente le strategie di marketing e di comunicazione devono mirare a rispondere a questo cambiamento.

Per avere successo nell’Inbound Marketing le aziende devono introdurre un approccio più strutturato nella creazione dei contenuti, nel dialogare con la sua community, inserendo anche strumenti di Marketing Automation per fare lead nurturing e ottimizzare l’esperienza di acquisto dei potenziali clienti e l’esperienza di vendita dei commerciali.