Gestione Aziendale zeropanicoPmi

Gestione aziendale: i principi base sono sempre gli stessi

Ogni tanto, andare a sfogliare vecchi testi ci aiuta a mettere in ordine le idee e a capire come migliorare il nostro intervento in azienda. 

Nel 1916 venne pubblicato il testo “Administration Industrielle et Générale” da parte di Henri Fayol che diede vita ad una nuova teoria sulla gestione dell’amministrazione aziendale: il “Fayolismo. La pubblicazione è giunta fino a noi accreditandosi come una delle fonti più autorevoli in tema di gestione aziendale in quanto ha introdotto dei concetti generali fondamentali.

Lo studioso parte dal presupposto che, a prescindere dalla tipologia dell’azienda, dalle sue dimensioni o del settore in cui opera, ci sono delle funzioni di base che devono essere esplicate per favorire la crescita del proprio business, e che rimangono invariate.

Indipendentemente dalla tipologia dell’attività, il requisito è che l’azienda sia affidata a un manager con precise capacità direzionali, basate su un insieme di skills e conoscenze di vario tipo, tra cui capacità tecniche e polivalenti. 

Per la prima volta per il manager vengono considerate necessarie qualità non solo direzionali, ma anche qualità solitamente richieste agli altri ruoli dell’azienda. In capo al manager devono cioè coesistere competenze che favoriscano un controllo per ogni fase della produzione aziendale e che allo stesso tempo abbiano una forte  incidenza nelle funzioni direttive.

Gestione aziendale: i principi base sono sempre gli stessi   Gestione Aziendale ZeropanicoPmi

L’obiettivo di Fayol è quello di individuare una teoria generale della direzione aziendale. L’autore infatti sostiene che le qualità manageriali non costituiscano doti innate, ma possano essere frutto di un apprendimento mirato e che quindi tali principi possano essere insegnati alle nuove generazioni.

Nel suo lavoro Fayol identificò cinque principali funzioni della gestione manageriale industriale, ancora oggi riconosciute:

1. Pianificazione e previsione: ragionare nell’ottica di ciò che sta per succedere e quindi di preparazione;

2. Organizzare: munire l’azienda ed i suoi dipendenti di tutto ciò che serve, dai materiali alle direttive;

3. Comandare: “trarre il maggior profitto possibile dagli elementi che compongono l’azienda e nel suo interesse”;

4. Coordinare: “mettere armonia in tutte le azioni di un’azienda in modo da facilitarne funzionamento e successo”;

5. Controllo: “verificare se tutto scorre conformemente al programma adottato, agli ordini dati e ai principi ammessi”.

Questi principi sono una sorta di guida di come un’azienda deve agire per raggiungere i suoi obiettivi, partendo dunque da una previsione per poi organizzare le attività, passando per il controllo della produzione e la giusta assegnazione dei compiti.

Fayol elabora anche quattordici Principi Generali di Amministrazione, che si configurano come una linea guida per i leader di ogni tipo di azienda:

• La divisione del lavoro

• L’autorità del leader

• La disciplina

• L’unità di comando

• L’unità di direzione

• La subordinazione dell’interesse individuale all’interesse generale

• La giusta remunerazione dello sforzo

• Il grado di centralizzazione o decentralizzazione

• La catena gerarchica

• L’ordine, materiale e sociale

• L’equità nel modo di trattare i dipendenti

• La stabilità del personale

• L’iniziativa

• Il senso dello spirito aziendale.

 

Gestione aziendale: i principi base sono sempre gli stessi   caratteristiche manager zeropanicoPMI 1024x506

Aspetti applicativi nel contesto odierno

Dopo tanti anni, l’evoluzione di tale teoria si può riassumere in 5 attività:

– Pianificare

– Organizzare

– Guidare

– Eseguire

– Controllare

Soprattutto, per rispondere alle sempre maggiori spinte organizzative in termini di velocità ed efficienza della struttura aziendale, occorre rivedere “come” le attività di cui sopra vanno concepite ed eseguite.

E così, la pianificazione deve essere molto diversa da quella che si faceva in passato.

La pianificazione non deve dettagliare tutte le azioni da intraprendere, ma deve essere sempre più selettiva e deve dare delle indicazioni di massima (indirizzi strategici, ovvero le azioni che non possono non essere intraprese per attuare la strategia globale).

L’organizzazione deve sempre più ricorrere a soluzioni organizzative molto diverse dalla burocrazia e dalle strutture funzionali. Può essere una soluzione una gestione per progetti (lavoro in team) o per processi. 

L’attività di guida richiederà in azienda la presenza di leader con tre caratteristiche principali: competenza, passione ed energia.

L’esecuzione: sono finiti i tempi del “tu fai che io ti guardo”: siamo entrati nell’era del management by example.

Il controllo deve essere sempre meno a consuntivo e sempre più sulle variabili predittive con un monitoraggio della direzione di marcia (dove siamo rispetto a dove volevamo essere). A maggior ragione se tali attività vengono svolte in sinergia tra loro da una struttura di tipo orizzontale, capace di valorizzare le risorse in campo e di ridurre i tempi di trasmissione delle informazioni anche non scritte. E questo, di fatto, introduce una nuova figura di manager più focalizzata all’insegnamento e all’orientamento che al comando. Il comando deve essere ripetitivo mentre l’insegnamento una volta passato diventa patrimonio aziendale e permette di rendere scalabile la struttura aziendale.

In un tale contesto occorre introdurre quindi un concetto di “facciamo insieme per imparare” e non di “fai come ti ho detto”.

In conclusione…

Di fatto, insieme all’insegnamento materiale passano una serie di informazioni che arricchiscono la risorsa aziendale di capacità sempre maggiori per affrontare sempre più efficacemente le problematiche nuove con reazioni più rapide.

Il risultato è la creazione di un importante valore intangibile che incide anche sulla valutazione dell’azienda stessa.

 

Vuoi approfondire il tema del miglioramento della gestione aziendale o conoscere casi applicativi simili a quelli del tuo settore ?

Restartup blog zeropanicopmi 2

Un imprenditore per ogni tempo o un manager per ogni momento dell’azienda? Parola d’ordine: Restartup

Al di là della bibliografia in materia di aziende, l’esperienza maturata al loro fianco mi ha portato sempre a valutare il “ciclo di vita dell’impresa” per comprendere a quale stadio appartenesse l’azienda in esame e inquadrarne il cosiddetto quadro clinico. 

Non basta, infatti, l’esame dei dati contabili di un’impresa per ricavare le informazioni utili a valutare la gravità dello stato clinico e gli eventuali interventi necessari per la cura.

Bisogna invece attuare un’azione di RESTARTUP

Perché le aziende decidono di affrontare questo tema solo quando si trovano a uno stato vicino al declino, dove spesso il punto di non ritorno è già stato ampiamente superato?

Un imprenditore per ogni tempo o un manager per ogni momento dell’azienda? Parola d'ordine: Restartup   Restartup2 zeropanicopmi 1

Da qui nasce la domanda del titolo dell’articolo: un imprenditore è idoneo a gestire in prima persona tutte le fasi della propria azienda?

Oggi più che mai il passato aziendale non è più un punto di riferimento o momento di vanto per l’imprenditore. Neanche i dati sono spesso più comparabili e lo scenario esterno è in continuo cambiamento.
L’imprenditore si trova a destreggiarsi quindi con azioni difensive piuttosto che di attacco. 

Un’azienda deve Restarttappare almeno ogni tre anni e ciò vuol dire che nel mentre si sta attuando il piano industriale occorre già iniziare a mettere le basi per il piano successivo. Ma cosa vuol dire questo?

Cerchiamo di capirlo andando ora ad analizzare sinteticamente le varie fasi del ciclo di vita aziendale, correlandole alle tipologie delle strutture organizzative.

Fasi del ciclo di vita aziendale

 

Un imprenditore per ogni tempo o un manager per ogni momento dell’azienda? Parola d'ordine: Restartup   FASI della vita della azienda 2021 sommatoria 1024x562

Fase della nascita

La prima fase è quella della nascita. Nel momento in cui un’Impresa nasce:

  • si percepisce un alto livello di energia e di eccitazione e vi è un diffuso spirito di collaborazione e di integrazione tra gli individui. Ci si sente pionieri in un’avventura sfidante e questo genera gratificazione e appagamento sul lavoro. La flessibilità è massima. 
  • generalmente, non sono state ancora ben definite la vision, la mission, le strategie eppure lo spirito di identificazione nell’idea imprenditoriale è alto, tutti sono allineati con l’imprenditore nel conseguimento dei primi obiettivi e le motivazioni sono legate a questo target.
  • il clima aziendale è libero da pregiudizi, gelosie e preconcetti, tutti tendono a essere creativi e propositivi, le competenze non sono codificate, il livello di burocratizzazione è nullo, le gerarchie impercettibili. 
  • l’immagine dell’impresa verso il mondo esterno è in fase di costruzione. I rapporti con i clienti sono buoni, anche se spesso il prodotto offerto risente di una certa politica del trial and error; arrivano, infatti, alcuni reclami, ma l’organizzazione interna è fortemente orientata a recepirli, anzi a cercare di fidelizzare il cliente che reclama.

Fase dello sviluppo (che noi amiamo chiamare CRESCITA)

Nella fase dello sviluppo o della crescita, l’Impresa conosce un momento di forte espansione:

  • i clienti apprezzano i prodotti offerti, la reputazione dell’azienda fa sentire i collaboratori orgogliosi di lavorare per quell’impresa e l’organico incomincia a crescere per soddisfare la domanda; 
  • si raggiunge il punto di pareggio tra costi e ricavi e arrivano i primi utili. Il livello di energia e di eccitazione è ancora alto e c’è anche un diffuso senso di euforia per i risultati raggiunti.

L’impresa inizia a conoscere però anche alcuni aspetti negativi:

  • non è possibile, infatti, soddisfare le aspettative di tutti; alcuni pensano che l’azienda non riconosca pienamente gli sforzi e i sacrifici del periodo precedente e danno le dimissioni, passando, magari a un’azienda concorrente; 
  • si cominciano a osservare i primi schemi precostituiti per la soluzione dei problemi e si dà meno spazio a creatività e nuove proposte. 
  • si nota l’inizio di una certa formalizzazione nei rapporti interpersonali e vi è meno spontaneità, la conoscenza inizia a essere gerarchizzata.

Fase della maturità (che noi amiamo definire del CAMBIAMENTO)

Durante la fase della maturità del ciclo di vita aziendale si acquisiscono i massimi risultati economico-finanziari.
Il prodotto dell’impresa è, ormai, noto e affermato sul mercato, i clienti sono soddisfatti, l’impresa ha definito in dettaglio vision, mission e strategie di medio-lungo periodo.

I problemi emersi nella fase precedente, però, si sono acuiti e ne sono nati altri:

  • non si avvertono più l’energia e l’eccitazione delle fasi precedenti; alcuni collaboratori della fase pionieristica se ne sono andati e i nuovi assunti non hanno vissuto quel particolare momento; 
  • l’impresa va bene ed è diffusa l’idea che debba andare bene ancora per molto, ma le motivazioni e le ragioni di soddisfazione per i dipendenti vanno scemando; creatività e spirito di iniziativa hanno lasciato il posto all’esecuzione formale di compiti definiti; 
  • si nota un calo di tensione nella ricerca di nuovi mercati, nuovi prodotti e soluzioni innovative; l’organizzazione è più rigida e burocratica.
  • Man mano che l’Impresa inizia a diversificare i propri prodotti e i propri mercati di sbocco, si passa a un tipo di organizzazione funzionale, che si trasforma in organizzazione per progetto quando l’innovazione diviene un’attività fondamentale per l’azienda.
  • L’evoluzione verso l’organizzazione divisionale avviene quando l’azienda, per sopravvivere, deve diversificare su nuovi prodotti e su nuovi mercati, e l’intensificazione dell’innovazione porta a un incremento dei progetti di innovazione, portando l’azienda ad abbracciare la struttura a progetto a matrice.
Un imprenditore per ogni tempo o un manager per ogni momento dell’azienda? Parola d'ordine: Restartup   fasi gestione aziendale zeropanicopmi

Le fasi della gestione aziendale

Vi è una correlazione tra gli stadi di sviluppo dell’organizzazione e le fasi della gestione aziendale:

  • da uno stadio imprenditoriale, caratterizzato dalla creatività, si passa (dopo una crisi da “bisogno di leadership”) allo stadio di collettività, dove è importante la definizione di una direzione chiara per l’azienda; 
  • dopo una crisi da “bisogno di delega con controllo“, necessaria per affrontare la crescita di complessità dell’organizzazione, l’aggiunta di sistemi di controllo interni porta allo stadio della formalizzazione, e quindi all’appesantimento burocratico dell’azienda; l’ultimo porta alla crisi da “bisogno di gestire un’eccessiva burocrazia” e al conseguente stadio di elaborazione di soluzioni alternative, caratterizzato dallo sviluppo del lavoro di gruppo.
  • la crisi da “bisogno di rivitalizzazione” può portare allo snellimento organizzativo (al ritorno alla filosofia della piccola impresa), alla maturità portata avanti nel tempo grazie all’innovazione continua, o al triste declino, dove l’imprenditore continua ad operare tra la stanca indifferenza dei collaboratori. 

Fatte queste considerazioni, in base alle qualità intrinseche dell’imprenditore occorre capire quale di queste fasi è più vicina alla sua situazione.
Se, cioè, i segnali di crisi vengono individuati per tempo, si può pensare a una formazione manageriale ad hoc per l’imprenditore, altrimenti occorre pensare a figure esterne, consulenti e/o temporary manager che lo affianchino per affrontare in particolare le fasi della maturità/cambiamento.

In conclusione…

Il fattore tempo è determinante nella riuscita dei piani di rilancio così come la fiducia che si deve instaurare all’interno del team. Inoltre, gioca un ruolo chiave anche la capacità di trasferire alcuni concetti di visione e di indirizzo a tutto lo staff.

Infatti, vediamo che anche i grandi gruppi spesso cambiano il management di vertice delle proprie società perché in base all’analisi del momento storico e alle molteplici situazioni occorrono qualità e approcci diversi. 

Vuoi conoscere più da vicino il tema del Restartup e come potrebbe aiutare la tua azienda?

passaggio generazionale

Passaggio generazionale: gestirlo o subirlo?

Come una programmazione adeguata può generare profitti e “benessere aziendale”

Nel corso dei prossimi 3-5 anni si stima che il 20% delle aziende italiane si troverà ad affrontare la delicata fase del passaggio generazionale. Questo fenomeno riguarda principalmente le medie e piccole aziende nate dai primi anni 70 in avanti.

Ma cosa si intende esattamente per passaggio generazionale e cosa comporta?

Il passaggio generazionale riguarda la fase della vita di un’impresa in cui l’imprenditore si trova a dover o voler gestire il trasferimento dell’azienda di famiglia ai propri successori in modo da garantirne la continuità. Oltre al passaggio di capitali ha dunque anche aspetti organizzativi e di know how aziendale.

Inoltre poi, accanto ai risvolti aziendali di tipo gestionale e patrimoniale entrano spesso in gioco componenti di tipo personale, emotivo e familiare.
La combinazione di tutte queste esigenze, di cui alcune difficilmente gestibili dal punto di vista razionale, può incidere negativamente sui risultati aziendali e diventare perfino un fattore di crisi per l’impresa.

Le statistiche ci fanno osservare, infatti, come solo poche aziende sopravvivono alla prima generazione e pochissime arrivano alla terza.

Passaggio generazionale: gestirlo o subirlo?   blog passaggio generazionale rid

Quali sono le ragioni di tali conseguenze?

In primis, la sottovalutazione di questa fase aziendale e la mancanza di una adeguata e tempestiva pianificazione del passaggio generazionale.
In realtà la successione generazionale va considerata come un vero e proprio progetto da realizzare. Questo in quanto deve strutturarsi nella fase progettuale, mappatura dei rischi, identificazione dei tempi, valutazione dei soggetti coinvolti e degli obiettivi.


Oggi, la normativa mette a disposizione molte soluzioni giuridiche per poter gestire le varie fasi con ragionevole grado di controllo e verifica periodica del processo.
Come tutte le criticità, anche il passaggio generazionale può divenire una opportunità. Infatti, se gestito in modo consapevole e strutturato si può arrivare a parlare di profitto generazionale.


Prima di avventurarci ulteriormente sul tema del passaggio generazionale, occorre fare una breve digressione sull’aspetto successorio. Infatti la successione generazionale potrebbe essere indotta precocemente da eventi esogeni e indipendenti dalla volontà dell’imprenditore. Senza un’adeguata pianificazione successoria si potrebbe arrivare al fallimento dell’impresa o all’abdicazione forzata.

Volendo poi passare a considerare la gestione del processo suggeriamo fondamentale porsi due domande principali:

Passaggio generazionale: gestirlo o subirlo?   passaggio mongolfiere rid
  • Passaggio generazionale vuol dire necessariamente tramandare l’azienda alla famiglia?

  • In alternativa, anche in considerazione della dimensione aziendale e del settore di attività, non è forse più vantaggioso pensare alla vendita dell’azienda e/o all’inserimento di un management esterno, anche a tempo?

Il passaggio generazionale classico è quello che avviene con il trasferimento tra il padre imprenditore e il figlio. Quando questo accade il processo richiede un complesso di valutazioni che non possono essere affrontate dall’imprenditore in autonomia. Ciò in quanto entrano in gioco i fattori indicati in premessa, quelli di tipo personale e familiare che rendono difficile un adeguato distacco e quindi una gestione obiettiva del processo.
Spesso infatti gli aspetti formali e giuridici vengono sottovalutati a favore di quelli prettamente aziendali come la conoscenza dell’attività e l’esperienza.

Per passare la mano, anche gradualmente, occorre creare i presupposti al fine di evitare che il passaggio dell’azienda comporti anche il passaggio di problematiche fiscali e penali legate a operazioni effettuate con eccessiva semplificazione.
Per non parlare, come si diceva prima, di perdita della continuità aziendale in termini di strategia. Non di rado tali cambiamenti possono condurre ad una crisi di impresa con tutte le problematiche connesse a responsabilità per amministratori e soci.

Passaggio generazionale: gestirlo o subirlo?   fiore passaggio generazionale rid

Un’adeguata pianificazione, invece, permette di individuare la strada migliore per la realizzazione di un passaggio generazionale a valore aggiunto.
Senza generare perdite all’impresa, ma creando un vero e proprio processo di re-startup aziendale.

Alcuni casi trattati hanno riguardato:

  • il passaggio generazionale volontario con la piena partecipazione dell’imprenditore e degli eredi;
  • il passaggio generazionale realizzato mediante una nuova realtà esterna all’impresa oggetto di passaggio, ma sinergica o affine o addirittura in concorrenza, ma con canali distributivi diversi affidata all’erede o agli eredi per poi ricondurre tutto ad un’unica realtà.

Ovviamente, per entrambe le soluzioni, occorre una consapevole partecipazione delle parti in gioco adeguatamente assistite da professionisti e consulenti per lo studio e l’applicazione del piano di passaggio.
Senza un tale supporto il passaggio può essere solo traumatico comportando danni interni all’impresa e ai principali stakeholder quali: banche, fornitori e clienti.

Quali sono i rischi del passaggio generazionale?

Riepiloghiamo allora qui di seguito i principali rischi della successione generazionale:

  • sovradimensionamento (strutturale-organico-mancanza di organizzazione);
  • figure chiave che possono approfittare della fase di passaggio per far valere il proprio potere contrattuale nell’impresa;
  • sotto-capitalizzazione;
  • crisi di liquidità;
  • impreparazione delle nuove leve;
  • individuazione dei ruoli e dei contrappesi.
Passaggio generazionale: gestirlo o subirlo?   scacchi rid

Il piano industriale dedicato da mettere in atto deve contenere tutte le valutazioni necessarie alla gestione del passaggio per garantire la continuità aziendale, come: un business plan, un’analisi dei rischi e delle opportunità.
In tal modo, il percorso diventa più semplice per tutte le figure coinvolte delineando un percorso chiaro per il successore e rendendo più fluido il suo inserimento nella gestione.

Un altro aspetto importante da considerare è quello riguardante la capitalizzazione.
Le piccole e medie imprese, infatti, sono spesso sotto-capitalizzate. Cioè un capitale di rischio (mezzi propri) inadeguato rispetto alle reali esigenze economico – gestionali dell’impresa stessa.
Questo fenomeno non solo causa instabilità finanziaria, ma anche scarsa credibilità dell’impresa agli occhi delle banche e dei creditori.


Anche a questo proposito, consigliamo di programmare gli investimenti, in considerazione dell’imminente passaggio generazionale. Quindi di ponderare attentamente quando è il momento ideale per investire e, soprattutto, quanto capitale impiegare.


Dal punto di vista finanziario, il passaggio generazionale di un’azienda potrebbe cadere in un momento di scarsa liquidità. In genere a causa dello sfasamento temporale tra incassi e pagamenti ed in presenza di affidamenti e finanziamenti non adeguati, l’azienda potrebbe trovarsi in mancanza delle risorse disponibili.
È essenziale quindi tenere sotto controllo il conto economico ed in particolare le varie voci di costo e ricavo di un certo periodo.
Opzioni vincenti possono essere quella del ricorso ai Minibond o il favorire l’ingresso di nuovi soci che conferiscano ovviamente capitale, secondo il principio dell’Equity.

Cosa ti consigliamo di fare in questa situazione

Passaggio generazionale: gestirlo o subirlo?   cessione rid

Per garantire la continuità aziendale un buon imprenditore deve allora acquisire la capacità di sviluppare un piano successorio completo in modo da trasformare i rischi in plus per l’impresa.
Un progetto a tutto campo tocca ambiti diversi e necessita di competenze integrate, ma allo stesso tempo fortemente specializzate.
Diventa allora complesso per l’imprenditore trovare in alcune figure tutte le risposte e il supporto adeguato.

Per questo BFA Sistema ha sviluppato il servizio di consulenza per la successione aziendale che fa perno su un Team Multidisciplinare.
L’imprenditore può essere supportato e dialogare con un unico consulente sfruttando però le competenze di diversi professionisti specializzati ognuno nella propria disciplina.

Se sei interessato a conoscere di più sul “piano di successione aziendale”, contattami all’indirizzo mail bifolco@bfamail.com